Heidegger
Martin Heidegger
Vita e contesto storico
Nascita: 1889 a Messkirch (Germania); Morte: 1976.
Formazione cattolica, studi in teologia e poi in filosofia.
Professore all’università di Friburgo, poi a Marburgo, infine di nuovo a Friburgo.
Pubblica nel 1927 "Essere e tempo" (Sein und Zeit), la sua opera principale.
Negli anni '30 aderisce temporaneamente al nazismo (1933-1934 come rettore a Friburgo), tema controverso nella sua biografia.
Dopo la guerra viene allontanato per un periodo dall'insegnamento.
La domanda fondamentale: che cos’è l’Essere?
Heidegger riprende la domanda originaria della filosofia greca: "Che cos’è l’essere?"
Accusa la tradizione filosofica occidentale (da Platone in poi) di aver dimenticato questa domanda, riducendo l'essere a ente.
Obiettivo: riaprire la questione dell’essere non come un oggetto, ma come condizione di possibilità di ogni ente.
Il metodo fenomenologico e la centralità del Dasein
Adotta e rielabora il metodo fenomenologico di Husserl: ritorno "alle cose stesse", ovvero all’esperienza originaria.
Dasein ("esserci"): termine usato per designare l’essere umano come ente che ha una comprensione pre-riflessiva dell’essere.
Il Dasein non è semplicemente un soggetto, ma colui per cui l’essere si manifesta.
L’essere-nel-mondo: un’unità originaria
L’uomo non è un soggetto isolato, ma è sempre già "essere-nel-mondo": relazione pratica con le cose, le persone, il contesto.
Rifiuta la separazione tra soggetto e oggetto.
La nostra esistenza si realizza attraverso attività quotidiane, strumenti, relazioni: il mondo non è “davanti” a noi, ci siamo dentro.
L’autenticità e l’inautenticità
Il Dasein vive per lo più inautenticamente, cioè nella quotidianità anonima (il “si” impersonale: "si dice", "si fa"...).
Solo confrontandosi con la propria morte come possibilità radicale, il Dasein può riconoscere la propria finitezza e scegliere di vivere autenticamente, assumendo le proprie possibilità in modo consapevole.
Autenticità = vivere secondo sé stessi, non secondo il “si”.
Il tempo e l’Essere
L’essere si comprende solo attraverso il tempo: l’essere del Dasein è temporale, perché è proiettato verso il futuro, radicato nel passato e operante nel presente.
La temporalità è la struttura fondamentale del Dasein e condizione per comprendere l’essere stesso.
Per questo motivo, Heidegger afferma che "l’essere è tempo".
La svolta (Kehre) e il “secondo Heidegger”
Dopo "Essere e tempo", Heidegger compie una "svolta" (Kehre): dall’analisi dell’essere attraverso il Dasein, si passa a una riflessione sull’Essere stesso come evento che si manifesta nella storia.
Il linguaggio diventa la “casa dell’essere”: è nel linguaggio che l’essere si rivela.
Centrale è anche il concetto di oblio dell’essere, ossia la dimenticanza dell’essere nella metafisica occidentale e nella tecnica moderna.
L’eredità di Heidegger
Profonda influenza sulla filosofia contemporanea, in particolare su:
Esistenzialismo (Sartre)
Ermeneutica (Gadamer)
Decostruzione (Derrida)
Ontologia e critica della tecnica (Severino, Nancy)
Rimane una figura controversa per il suo coinvolgimento con il nazismo, ma il suo pensiero continua a essere studiato e discusso per la radicalità della sua analisi sull’essere, la tecnica, e il linguaggio.
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